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Slow Motion #40: Ars pedatoria

Camille Lopez e Warren Whiteley, scarpette d’argento del fine settimana ovale

ph. Sebastiano Pessina

Slow Motion è la rubrica di OnRugby che ogni settimana racconta la meta più bella del weekend, nei minimi particolari, corredata dal video. Il fanatico ovale la segue così: prima se la guarda tutta, e poi torna indietro a leggere paragrafo per paragrafo, alternando il tasto play a quello pausa. Qui la scorsa puntata. Buon divertimento.

“A rugby si gioca con le mani e con i piedi, ma soprattutto con la testa e con il cuore” diceva uno, Diego Dominguez, che comunque di come utilizzare le mani e soprattutto i piedi ne aveva una idea ben precisa.

Idea ben precisa che deve avere pure uno come Camille Lopez, che in un fine settimana di coppe europee, diciamocela tutta, piuttosto deludente, ha deliziato i nostri palati con il sapore zuccherino di due chicche sotto forma di drop del suo sinistro educato.

I due drop di Lopez scardinano una difesa degli Harlequins difficile da battere, ma che cederà a poco a poco sotto i calci della coppia mediana di Clermont

Ci aspetteremo invece un piede meno educato da un giocatore comunque atipico per la sua posizione, uno di quei numeri 8 che domina, per l’appunto, con la testa e con il cuore, oltre che grazie a una sopraffina quantità di tecnica individuale.

Si tratta del capitano dei Lions sudafricani Warren Whiteley, che nel weekend ha saputo sfornare un assist al bacio per il proprio metaman Aphiwe Dyantyi.


Dai dieci metri offensivi, i Lions allargano un pallone in maniera elaborata da destra verso sinistra, ma la difesa dei Chiefs si fa trovare pronta, allargando le proprie maglie nel momento in cui il pallone viene allargato con un po’ di lentezza dai sudafricani.

Quando l’ovale giunge nelle mani di Whiteley in prossimità della linea dei 5 metri laterali, il numero 8 temporeggia un attimo, guadagnando quel millisecondo necessario a far salire l’ala dei Chiefs per completare il muro difensivo al largo. Appena questo accade, Whiteley mette giù un grubber soffice con il destro.

Il pallone sembra indirizzato a spegnersi oltre la linea laterale, ma invece rimbalza beffardamente verso l’interno, consentendo a Dyantyi di battere il diretto avversario sul tempo e di andare a schiacciare poi oltre la linea.

Whiteley fa parte di quella classe di giocatori sudafricani di talento che sono rimasti a lungo fuori dal giro della nazionale a causa di un mancato ricambio generazionale. Un gruppo che è poi emerso dopo la scorsa Rugby World Cup, ad una età già avanzata, grazie soprattutto al successo della franchigia dei Lions.

Il capitano è un numero 8 lungilineo e mobile, che rispetto alla maggior parte dei colleghi Springboks cede qualcosa in forza bruta, ma guadagna in talento, intelligenza e tecnica individuale. A 31 anni e tormentato dagli infortuni (solo 12 presenze negli ultimi due Super Rugby), Whiteley punta ad essere finalmente protagonista alla prossima Rugby World Cup.

Lorenzo Calamai

onrugby.it © riproduzione riservata

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